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Una camera a metà

Alcune volte Peter e sua sorella Kate, tracciavano una linea immaginaria che dalla porta attraversava la stanza. Di là stava Kate, e di qua Peter.

Da una parte, di fronte alla finestra, la scrivania di Peter con le matite e i colori, il suo animale di pezza e la cassetta che conteneva tutti i suoi segreti.

Dall’altra parte la scrivania di Kate, il suo microscopio i libri; per tutto il resto della sua metà camera c’erano le bambole.

(lan Mcewan, L’inventore dei sogni, Einaudi)

By marco on 1 luglio 2010 | ICARE
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Una scuola di vetro

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 LA SCUOLA DI VETRO

Era una scuola tutta di vetro vicino a New York. C’erano dei corridoi molto ampi e luminosi, e, fra porta e porta delle varie aule, dei pannelli colorati, rossi, blu, gialli, sui quali si poteva disegnare. Ricordo che la prima volta che mi ci portarono, facevo in Italia la terza elementare, non riuscivo a pensare che quella fosse proprio una scuola. Le larghe vetrate molto basse davano su di un immenso prato di erba fitta. Soltanto ai margini si intravedevano le aiuole coltivate dai bambini stessi.

Che differenza con l’odore di chiuso della mia scuola e quel cortile squallido. Il primo giorno che mi iscris­sero, in America, mi sentivo tanto infelice.

Nella scuoletta del mio rione, buia,vecchia ma così simpatica, avevo lasciato i miei compagni e mi pareva di odiare tutti quelli che avevano rotto l’incantesimo delle mie amicizie.

L. Tumiati, Saltafrontiera, Giunti

By marco on 16 giugno 2010 | ICARE
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La cicala e la formica

L’estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava.

Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo.

Si ricordò che la formica per tutta l’estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra.

Andò a bussare alla porta della formica.

La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.

- Cosa vuoi? – chiese con aria infastidita.

- Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala.

Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.

- Ma davvero? – brontolò la formica – lo ho lavorato tutta l’estate per accumulare il cibo per l’inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?-

- Io ho cantato!-

- Hai cantato? – Bene… adesso balla!-

La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna.

(La Fontaine)

By marco on | ICARE
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