Un giorno arrivò in città il Grande Circo Internazionale. Jacopo con la nonna, andò allo spettacolo del pomeriggio. E mentre lei applaudiva entusiasta, lui rabbrividiva nel buio, guardando con gli occhi sgranati le apparizioni di acrobati, belve a pagliacci rincorrersi nel cerchio magico della pista illuminata.
Ma rimase infine di sasso quando fu portato sull’arena, incatenato, una specie di enorme scimmione peloso, che girò intorno a sé lo sguardo inquieto e scuro, soffermandosi per un attimo a guardare proprio lui,Jacopo. O almeno, così gli sembrò.
-Ed ecco a voi – diceva il domatore – L’Abominevole Selvatico, unico esemplare in cattività del molto tremendo Yeti, o grande scimmia nevosa delle caverne himalayane. Egli si nutre di carne cruda ed è più feroce di una tigre indiavolata. Fa’ sentire il tuo ruggito, Abominevole! – . e l’Abominevole ruggì da far rizzare a tutti i capelli in testa. -
Silenzio ora! – intimò il domatore e fece schioccare la sua frusta proprio sotto il naso dell’Abominevole: egli cominciò allora una terrificante danza di guerra, percuotendosi il petto con i pugni enormi e poi raccattando a manciate la terra gialla dell’arena e lanciandola in aria con urla raccapriccianti.
Jacopo fu molto impressionata e quella notte dormì male, sognando l’Abominevole. Il giorno dopo, andando a scuola, quasi sveniva notando il giornale che dall’edicola strillava a grossi titoli di scatola: FUGGE DAL CIRCO L’ABOMINEVOLE UOMO SELVATICO.
In classe commentavano la notizia con grande eccitazione: il giornale diceva che era una belva feroce, ghiottissima in particolare di bambini dai sei ai dieci anni.
Quella sera Jacopo si girava nel letto senza riuscire a prendere sonno: gli pareva di sentir frusciare sul grande tiglio di fronte alla finestra della sua camera. Sentì anche scricchiolii strani in giardino e come dei rochi grugniti soffocati.
La giornata seguente trascorse inquieta. Si sentiva sottosopra e la sera non voleva andare a letto. Quando infine gli toccò coricarsi, rimase a lungo in ascolto senza dormire. Era appena caduto in un sonno agitato, quando fu svegliato dal rumore della sua finestra che si apriva: ai suoi occhi spalancati apparve allora il faccione peloso dell’Abominevole Selvatico.
-Non strilla tu! – disse subito il bestione. – Io non fa nulla, io non mangia i bambini. Mangia tutta frutta io… Sono scappato da circo e fatto male gamba per strappare catena. Tu aiuta me: tu disinfetta caviglia e poi fascia. Con acqua ossigenata, prego. Non con alcol che pizzica.
Jacopo era stupefatto e forse tremava anche un po’, ma fece tutto quello che l’Abominevole gli chiedeva. -Loro mi cercano – disse ancora l’Abominevole quando fu fasciato. – Tu nasconde me qui, prego – . E si sdraiò lungo disteso accanto al letto di Jacopo. Poi si addormentò. Jacopo si allungò di nuovo sotto le coperte. Tutta la stanza profumava gradevolmente di muschio. Si addormentò a sua volta.
This page is wiki editable click here to edit this page.IL BAMBINO E LO SCIMMIONE
CAPITOLO 1
Tanto tempo fa, quando Jacopo era piccino, si andava a scuola con il grembiule nero, un colletto bianco e un bel fiocco blu.
Ogni benedetto giorno di scuola, Jacopo usciva presto di casa, trotterellando accanto ad una signore piccola piccola: la sua nonna, che, a mezzogiorno in punto tornava a riprenderlo.
A casa ritrovava la mamma e il fratellino nato da poco: una bella regina di panna e di miele, prigioniera di un piccolo gnomo prepotente ed arrossato, odoroso di cacca, borotalco e pipì, con la bocca sempre aperta e strillante.
Il babbo tornava più tardi, stanco, dopo il lavoro. Sprofondava nella lettura del giornale o si metteva a sonnecchiare in poltrona. Anche il sabato, anche la domenica. Erano secoli ormai che non lo portava fuori e non giocava a pallone con lui: da quella volta che invece del pallone aveva colpito con tutte le sue forze il blo9cco di cemento dell’ombrellone.
E dire che per Jacopo il calcio era sempre stato una grande passione: quando si allenava da solo in giardino sentiva si essere un goleador micidiale e spietato. Danzava col pallone tra i piedi come un brasiliano pazzo e faceva sempre gol a botta sicura: gol! gol! gol!
Quando invece giocava con i suoi compagni di scuola, gli capitava di confondersi tutto e di non sapere più dove mettersi. Tanto che l’unico gol della sua carriera l’aveva segnato nella propria porta. In acrobazia, per di più… Per questo, raramente trovava <posto in squadra.
Se poi invece che a calcio giocavano a bandiera, Jacopo sentiva un gran tumulto nel cuore quando chiamavano il suo numero e non riusciva a decidere abbastanza in fretta se prendere3 la bandierina e scappare o lasciarla prendere e inseguire.
Persino a nascondino, la grande emozione di star nascosto e di doversi salvare gli giocava brutti scherzi: o si metteva a ridere come uno scemo nel suo nascondiglio, o usciva fuori nel momento sbagliato e si faceva far bomba.
Jacopo giocava molto da solo. La sua casa era circondata da un giardinetto che confinava con il grande parco di una vecchia villa disabitata. Jacopo aveva scoperto da tempo un passaggio segreto, un cancellino arrugginito nascosto sotto una cascata di rampicanti inselvatichiti. Nelle lunghe ore del pomeriggio, quando nessuno si occupava di lui, Jacopo scendeva in giardini, spariva sotto i rampicanti e scavalcava il cancellino, inoltrandosi tra gli alberi secolari nel parco.
Là, in mezzo agli alberi, diventava un principe o un cavaliere, un bandito gentiluomo, uno scienziato naturalista, un esploratore, una bestia selvatica o un cacciatore.
This page is wiki editable click here to edit this page.