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Questa sono io

Mi chiamo Francesca. Ho 10 anni e 2 mesi. Il mio compleanno è l’8 maggio. Non è giusto: nello stesso giorno compie gli anni anche quel cretinetto di Pietro! Così abbiamo avuto una torta di compleanno in due, siamo stati costretti a tagliarla tenendo il coltello insieme.

Sono nata in un reparto maternità, non so bene dove.

Da neonata ero molto carina, ma scommetto che strillavo da matti.

Sonop alta……….centimetri, e chi lo sa! Ho provato a misurarmi con una riga di legno, ma non sta mai ben dritta e così non trovo il punto giusto. E non voglio farmi aiutare da nessuno degli altri bambini, perché questo è il mio diario strettamente personale.

Peso………chili, non so nemmeno questo. Nel bagno c’è una bilancia, ma segna il peso in cifre romane! Comunque peso poco, sono uno stecchino.

I miei occhi sono neri, e so farli sembrare perfidi come quelli di una strega.

I miei capelli sono biondi, lunghissimi e mossi. No, sono tutte storie. Sono scuri e ribelli e si rizzano da tutte le parti, specialmente quelle sbagliate.

La mia pelle è tutta brufoli quando mangio troppi dolci.

adattamento da J. Wilson, Bambina afflittasi, Salani

By marco on 16 giugno 2010 | ICARE
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Il mio maestro

Il mio maestro arrivava sempre con le mani e le braccia cariche di cose che rischiavano di cadere da tutte le parti: libri, mele, panini, una gran borsa, la pipa, gli occhiali, pennelli e un mucchio d’altre cose ancora. Quando riusciva a portarle tutte dentro l’aula, le rovesciava sul tavolo e le metteva un po’ in ordine. Poi andava alla finestra, guadava fuori, ci chiamava accanto a sé e diceva: – Oggi impareremo delle cose nuove, molto importanti. Ci vorrà molto impegno.

Allora ci mettevamo tutti a sedere. Lui infilava gli occhiali, prendeva in mano la pipa e cominciava: – Tanti, tanti anni fa, il Re delle Nuvole era ancora un marmocchietto e viveva in grande amicizia con il Re del Sole. Altre volte cominciava così: – Domenica mattina alle sei del pomeriggio navigavo tranquillo in cima ai monti con la mia barchetta…

Oppure: – C’era una volta una donna piccolissima…

O ancora: – In un Paese lontano lontano, oltre l’ultimo sogno visibile…

E così raccontava le storie di tutti i tempi e di tutti i Paesi.

E noi, attentissimi, stavamo come aggrappati alla sua voce che ci portava sui mari all’inseguimento della nave fantasma, nel bosco incantato, nel castello orrido di Roccalanzona, nella Città degli Specchi…

E in questo modo incontrammo streghe e maghi, gnomi e giganti, sirene e uccelli di fuoco, pentole magiche e guardiani di porci; e Achab, il capitano dagli occhi infuocati e la gamba d’avorio che inseguiva la balena bianca; e Long John Silver, il cuoco di bordo capo dei pirati; il Piccolo Principe, Peter Pan, Don Chisciotte… e animali parlanti, aquiloni, acque fatate, uccelli, uomini e donne mai stanchi di darsi da fare per essere liberi e felici.

Adattamento da G. Pontremoli, Il mistero della collina, Giunti

Un terribile pirata

Sull’isola cupa e selvaggia di Mompracem non si scorgeva segno di vita: solo due finestre brillavano sulla cima di un’altissima rupe a picco sul mare.

Le finestre appartenevano a una solida capanna su cui sventolava una bandiera rossa, con ricamata la testa di una tigre.

La capanna era arredata come un palazzo: tappeti persiani, velluti, stoffe preziose, mobili intarsiati di madreperla; e ancora, bottiglie capovolte, bicchieri interi e rotti, sciabole taglienti, pesanti scimitarre, accette, pugnali.

Dappertutto, sugli scaffali e nei cofani aperti gioielli d’oro, perle, smeraldi, rubini, diamanti: un immenso tesoro. In quella strana stanza, sprofondato in una vecchia poltrona, c’era il pirata Sandokan, un uomo di una bellezza rara.

Fronte ampia, sopracciglia decise e arcuate, bocca piccola che lasciava intravede­re denti piccoli e bianchi come quelli delle belve; capelli lunghi, scuri; barba nerissima; pelle abbronzata. E occhi neri come il carbone, brucianti.

adatt. da E. Salgari, Le Tigri di Mompracem, Fabbri