Alcune volte Peter e sua sorella Kate, tracciavano una linea immaginaria che dalla porta attraversava la stanza. Di là stava Kate, e di qua Peter.
Da una parte, di fronte alla finestra, la scrivania di Peter con le matite e i colori, il suo animale di pezza e la cassetta che conteneva tutti i suoi segreti.
Dall’altra parte la scrivania di Kate, il suo microscopio i libri; per tutto il resto della sua metà camera c’erano le bambole.
(lan Mcewan, L’inventore dei sogni, Einaudi)
Seduto sul bordo del letto contemplava con soddisfazione la sua camera. Le pareti e il soffitto erano inclinati in modo bizzarro tanto che non si capiva come riuscissero a formare una stanza.
Anche il pavimento era inclinato, e una biglia posata per terra sarebbe rotolata lentamente. Per guardare dalla finestra bisognava chinarsi un po’, ma il panorama era stupendo.
Nella stanza c’erano un tavolo, una cassapanca e qualche mensola su cui James aveva sistemato i suoi libri, la collezione di fossili e di conchiglie ed altre cose ancora, compresi i modellini di creta che aveva costruito a scuola, la settimana prima.
(Penelope Lively, Il fantasma di Thomas Kempe, Salani)
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LA SCUOLA DI VETRO
Era una scuola tutta di vetro vicino a New York. C’erano dei corridoi molto ampi e luminosi, e, fra porta e porta delle varie aule, dei pannelli colorati, rossi, blu, gialli, sui quali si poteva disegnare. Ricordo che la prima volta che mi ci portarono, facevo in Italia la terza elementare, non riuscivo a pensare che quella fosse proprio una scuola. Le larghe vetrate molto basse davano su di un immenso prato di erba fitta. Soltanto ai margini si intravedevano le aiuole coltivate dai bambini stessi.
Che differenza con l’odore di chiuso della mia scuola e quel cortile squallido. Il primo giorno che mi iscrissero, in America, mi sentivo tanto infelice.
Nella scuoletta del mio rione, buia,vecchia ma così simpatica, avevo lasciato i miei compagni e mi pareva di odiare tutti quelli che avevano rotto l’incantesimo delle mie amicizie.
L. Tumiati, Saltafrontiera, Giunti