Durante il periodo della repubblica che durò circa quattrocento anni, Roma fu governata dal Senato, al quale spettava il compito di discutere e approvare le leggi. Il Senato eleggeva due consoli, che restavano in carica un anno; i consoli avevano il compito di comandare l’esercito e far eseguire le decisioni del Senato.
In questo periodo Roma allargò i propri domini fondando colonie, combattendo numerose guerre o stringendo alleanze con le città e le regioni confinanti fino a comprendere tutta l’Italia, una buona parte dell’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale. I territori che entrarono a far parte dei domini romani furono chiamati province.
Durante la repubblica i patrizi continuarono a governare, anche se i commercianti e gli artigiani più ricchi acquistarono importanza. Questa situazione fu causa di gravi tensioni. I plebei tentarono di difendere i loro interessi proponendo alcune riforme e nominando loro rappresentanti: i tribuni della plebe. Essi riuscirono a ottenere, tra l’altro, che le leggi fossero scritte in modo da essere uguali per tutti.
Il periodo delle guerre civili
Il conflitto fra patrizi e plebei e la lotta per il potere di alcuni generali romani fecero scoppiare una serie di guerre civili che favorirono la fine della repubblica.
Particolarmente importante fu la vicenda dei tribuni Tiberio e Gaio Gracco. I due rappresentati della plebe avevano proposto una riforma agraria: le terre dello stato, conquistate durante le guerre, dovevano essere distribuite ai contadini più poveri, ma il Senato si oppose con ogni mezzo. I senatori organizzarono una congiura e durante un’assemblea, che si teneva nella piazza del Campidoglio, Tiberio fu assalito da un gruppo di uomini armati e trucidato assieme a trecento suoi sostenitori. Caio Gracco, per non cadere nelle mani dei suoi nemici, si fece uccidere da un suo schiavo. Nel 60 a.C. tre generali, Gneo Pompeo, Giulio Cesare e Licinio Crasso, trovarono fra loro un accordo e ottennero dal Senato il potere. A Giulio Cesare il Senato aveva, inoltre, affidato il compito di governare la Gallia, ma Cesare non si limitò a controllare il territorio già occupato e condusse una campagna militare vittoriosa per conquistare tutta la Gallia.
Ritornato a Roma, dopo aver sconfitto il suo rivale Pompeo, Cesare obbligò il Senato ad affidargli tutto il potere per sempre; con questa dichiarazione lo stato repubblicano fu abolito.