A partire dal III secolo d.C. l’impero entrò in un lungo periodo di crisi.
Per governare un territorio così vasto servivano un esercito numeroso e molti funzionari, ed entrambi erano pagati con le tasse dei cittadini. Ma proprio l’aumento continuo delle tasse costrinse moltissimi contadini a vendere la terra ai grandi proprietari. Così molti terreni furono abbandonati, l’agricoltura non fu più in grado di produrre cibo a sufficienza e la popolazione diminuì. Per difendere l’impero occorreva un esercito potente e perciò i comandanti cominciarono ad arruolare mercenari fra i popoli nomadi che si erano stabiliti lungo i confini, ma non sempre questi mercenari rimanevano fedeli a Roma. L’esercito divenne più debole, anche perché i comandanti si combattevano tra loro per conquistare un potere personale sempre più grande, e queste lotte portavano devastazioni e miseria.
Per tentare di governare meglio l’impero, nel 395 d.C. l’imperatore Teodosio decise di dividerlo in due parti: l’Impero romano d’Occidente con capitale Ravenna e l’Impero romano d’Oriente con capitale Costantinopoli, l’attuale Istanbul.
