Una squadra di boscaioli, sorpresi dal temporale, cerca riparo sotto un albero. Da lì sotto, il più giovane esce per andare a ricoprire la motosega, perché non si bagni. Ma al ritorno…
– Venite! Venite a vedere: lì in quello spiazzo c’è un capriolo appena nato. Venite ad aiutarmi!
Uscirono nel temporale anche gli altri tre e lo seguirono di corsa. Quando giunsero nella radura videro tra le felci l’animaletto quasi senza vita, battuto dall’acqua che gli faceva colare sopra fili d’erba, aghi d’abete e petali rossi di fiori: aveva gli occhi spalancati e certo non si rendeva conto che il mondo dov’era venuto alla luce da pochi minuti non era fatto solamente di temporali.
Un boscaiolo si chinò a raccoglierlo e portarlo all’asciutto, ma quello che l’aveva scorto per primo lo fermò: – Non toccarlo! – gli urlò tra lo scroscio, – se sente il tuo odore la madre lo abbandona. Non lo riconosce più!
Incominciò a grandinare e i grani battevano giù dagli alberi pigne e rametti; il boscaiolo cacciatore si levò la giacca e la tenne stesa sopra il capriolo: – Andate a prendere delle scorze e dei rami, – disse ai compagni, – dobbiamo fargli un ricovero sennò la tempesta lo ammazza.
– Ma dove sarà andata la madre? E come ha pensato di partorirlo qui vicino a noi? – chiese uno.
– Avrà cercato aiuto. Gli animali capiscono certe cose… Adesso sarà spaventata dalle saette e magari è poco lontana, – riprese il più anziano dei quattro.
Ormai erano bagnati fin dentro le scarpe e fin sotto la maglia di lana; con lena pulirono e spuntarono quattro grossi rami; con la testa della scure li ficcarono nel terreno attorno al capriolo e poi con attenzione e a regola d’arte, in modo che non gocciolassero sotto, posarono le cortecce a fare tetto. La piccola bestiola lasciava fare, solo sentiva che ora l’acqua e la grandine non la battevano più: quei lampi improvvisi seguiti dal gran fragore del tuono che rimbombava nel bosco, ecco, lo spaventavano un po’.
– Chissà se la madre lo ritroverà; e se vivrà dopo un parto tra questa intemperia, – disse uno come a conclusione di un pensiero.
– Sono forti, loro, sono madri… – lo tranquillizzò il più anziano.
Ora le saette erano cessate ma continuava a piovere; il temporale si era spostato verso l’altra valle ma non si vedevano sprazzi d’azzurro: – Qui, ormai, ci conviene raccogliere su e andare a casa.
La mattina venne limpidissima che potevi contare gli alberi sulle creste dei monti lontani. Il guardacaccia salì con i quattro boscaioli e andarono insieme al ricovero del capriolo. Con attenzione levarono le cortecce messe a tetto sopra i rami, ma sotto, il capriolo non c’era più.
– Sarà venuta la madre a prenderselo, – disse il cacciatore. – Senti, il covo è ancora tiepido, – aggiunse tastando con una mano le felci schiacciate.
Stettero un poco in silenzio, e a monte, sulla costa del bosco, sentirono un breve scalpiccìo e frusciare di rami. Poi belare.
Sono loro, – disse il guardacaccia. – È venuta a prenderselo: ce l’hanno fatta.
(rid. e adatt. da: M. Rigoni Stern, Uomini, boschi e api, Torino, Einaudi, 1980, pp. 34-37)
