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«Leggendo l'intervento della sign.ra Elsa Guzzini, presidente della FIADDA Marche, affermo che il merito - come documentato dai giornali e dalle Prefetture di tutt'Italia - per l'approvazione del termine «sordo» (legge 9 febbraio 3417/6231) lo si deve esclusivamente all'ENS.
I politici che la sign.ra Guzzini nomina imponevano il termine «sordo preverbale». L'ENS, giustamente, ha auspicato chiarezza nella definizione che, quasi dovunque (intendo nelle Nazioni iscritte alla Federazione Mondiale Sordi), privilegiano il termine SORDO. Anche questa battaglia - come tante altre - (vedi indennità di comunicazione, facilitazioni fiscali, ecc.) - lo si deve alla presidenza e al consiglio direttivo dell'ENS, vinta con l'unità dei sordi italiani.
Infine la sortita della presidente della FIADDA Marche sul fatto che il sordo possa integrarsi nella società «senza ricorrere al linguaggio (meglio specificare "lingua", NdA) dei segni....significa di aver compreso poco sui processi mnemonici e psicocognitivi di comunicazione del bambino sordo, il suo creare linguaggio. Noi sordi adulti non andiamo in giro portandoci appresso "l'interprete di lingua dei segni" (!!) e comprendiamo benissimo la comunicazione dell'interlocutore udente. Noi lavoriamo per una comunità aperta nella quale il sordo sia PROTAGONISTA con a sua disabilità sensoriale d'udito. La lingua dei segni è uno strumento per arricchirlo, per renderlo "migliore degli udenti" (sic!).
Che le famiglie, una volta per sempre, la smetta di accanirsi contro la LIS: la studiano, la imparino e poi parlino come fanno le associazioni delle famiglie francesi, spagnole e tante altre. Mi permetto di dire - una volta per sempre - che ci vorrebbe, da parte dei genitori udenti di sordi, maggiore rispetto e umiltà soffermandosi di più a riflettere su ciò che dichiarano/studiano/ricercano/propongono i sordi adulti con titoli accademici (e ne stanno uscendo ogni anno, dalle Università, sempre di più).»
Renato Pigliacampo pigliacampo@cheapnet.it www.renatopigliacampo.it
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