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LISwiki

Enciclopedia LIS

Melusina

La storia di Melusina, edita in LIS nel 1994, è disponibile allo scaricamento. (DOWNLOAD)

Il file melusina.zip contiene l’intervista agli Autori (regista per Bagar + coop. DIRE), la storia artistica e la storia narrata, tutto esclusivamente in LIS tranne le parti ‘parlate’ durante l’intervista al regista.

Il documento è importante perché si tratta della prima videostoria (liberamente tratta e adattata da un libro medioevale) in lingua dei segni italiana con intento artistico-letterario. Il materiale divulgato mantiene la licenza del sito e non è commercializzabile in alcun modo.

I filmati in versione ridotta sono Windows Media Video (versione 9)

7 luglio 2010 at 09:49 - Comments

Videofiaba: Glamglò nel Paese delle Voci

Nel 2003-2004 si laureava all’Università degli Studi di Padova il dott. Denis Pascon con una tesi dal titolo Integrazione sociale e sordità: un software didattico.

Il laureando aveva collaborato con Mauro Mottinelli (oggi altrettanto laureato in psicologia per realizzare un ’software didattico’ che in realtà era una videofiaba in lingua dei segni, immagini e testo.

L’enciclopedia LISwiki mette a disposizione sull’argomento le seguenti risorse:

Tesi di Denis Pascon in formato pdf (compressa zip) e completa

Versione online della Fiaba di Glamglò nel Paese delle Voci

Versione Scaricabile della fiaba online (per vederla in locale)

Versione installabile su computer Windows (XP, Vista) della fiaba in formato autonomo

2 luglio 2010 at 17:35 - Comments

Una camera a metà

Alcune volte Peter e sua sorella Kate, tracciavano una linea immaginaria che dalla porta attraversava la stanza. Di là stava Kate, e di qua Peter.

Da una parte, di fronte alla finestra, la scrivania di Peter con le matite e i colori, il suo animale di pezza e la cassetta che conteneva tutti i suoi segreti.

Dall’altra parte la scrivania di Kate, il suo microscopio i libri; per tutto il resto della sua metà camera c’erano le bambole.

(lan Mcewan, L’inventore dei sogni, Einaudi)

1 luglio 2010 at 07:02 - Comments

Il pesciolino timido

Iride, così si chiamava una balena molto particolare, era una arcobalena. Aveva sulla schiena sette striature, una per ogni colore dell’arcobaleno. Era bella ed elegante e il suo carattere era aperto e generoso.

Un giorno incontrò un minuscolo, dolce pesciolino, bianco come la panna.

- Ciao, come ti chiami?- chiese Iride.

Il pesciolino sorrise impacciato e arrossì.

- Perché arrossisci?- fece lei.

Lui diventò ancora più rosso. Era così piccolo che lo sbattere delle ciglia di lei lo sballottavano avanti e indietro.

- Beh, sai, è che sono molto timido- sussurrò lui.- Tutte le volte questo guaio! Qualcuno mi rivolge la parola e io… puf! Di colpo divento tutto rosso.

Mentre lo ascoltava, iride si rendeva conto di quanto fosse piccolo rispetto a lei , così grande!

Quando Iride se ne andò, salutandolo gli regalò un colore. Che colore? Ma il rosso vivo, naturalmente!

Adesso che era tutto rosso, nessuno si sarebbe accorto di niente, quando arrossiva! E così sarebbe diventato anche meno timido.

M. Sardi, L’arcobalena, Giunti

16 giugno 2010 at 16:00 - Comments
marco
Proveremo, se è una breve frase e ha senso tradurla... lo faremo. Ciao
27 giugno 10 at 20:45
è tutto coperto di rosso x non far capire a nessuno :-) brava timidina! :-D
28 giugno 10 at 13:47

La cucina

Di tutta la casa, la cucina era la stanza più riscaldata: non era grandissima, ma abbastanza spaziosa e luminosa. Non c’erano molti mobili e le finestre erano rivolte a mezzogiorno. Al centro della stanza stava la tavola di legno con il ripiano di marmo; sopra pendeva una lampadina coperta da un piatto di porcellana bianca e rosata, con i bordi ondulati.

La stufa di ghisa, che si trovava in un angolo, aveva un grosso tubo grigio fissato al muro. La credenza di legno tarlato aveva una vetrinetta dipinta a fiori e le cartoline infilate nel vetro.

(Z. Roncada-Aldo Budriesi, Testi, idee, percorsi, SEI)

16 giugno 2010 at 16:00 - Comments

Una camera sotto il tetto

Seduto sul bordo del letto contemplava con soddisfazione la sua camera. Le pareti e il soffitto erano inclinati in modo bizzarro tanto che non si capiva come riuscissero a formare una stanza.

Anche il pavimento era inclinato, e una biglia posata per terra sarebbe rotolata lentamente. Per guardare dalla finestra bisognava chinarsi un po’, ma il panorama era stupendo.

Nella stanza c’erano un tavolo, una cassapanca e qualche mensola su cui James aveva sistemato i suoi libri, la collezione di fossili e di conchiglie ed altre cose ancora, compresi i modellini di creta che aveva costruito a scuola, la settimana prima.

(Penelope Lively, Il fantasma di Thomas Kempe, Salani)

16 giugno 2010 at 16:00 - Comments

Le spine del riccio

Tanti anni fa, gli animali della foresta,decisero di eleggere il loro re. A governare sarebbe stato l’animale con il mantello più bello . Leoni ,scimmie, orsi, renne fecero a gara per rendere il loro aspetto più piacevole. Il povero riccio, che a quei tempi era ricoperto solo da una modesta pelliccia,pensò di presentarsi con il dorso ricoperto da tralci di rose in fiore.

I dieci gufi scelti per il giudizio non ebbero dubbi: il riccio sarebbe stato eletto re della foresta ed il giorno dopo sarebbe stato incoronato.

Il mattino seguente però il povero riccio si trovò solo le spine delle rose perché i fiori e le foglie erano appassite.

Per la vergogna,da quel giorno,il riccio tutto ricoperto di spine, esce dalla tana solo di notte. Ma di notte escono anche i gufi che vanno a caccia di ricci per vendicarsi dell’imbroglio subito.

16 giugno 2010 at 16:00 - Comments

Caro Paolo

Caro Paolo, senza di te la scuola non è divertente. Al tuo posto si è seduta Claudia. Lei è sempre molto attenta che le mie cose non siano sulla sua metà del banco. Per ben due volte le ho mollato una bella gomitata tra le costole. La maestra però mi ha creduto quando le ho detto che non l’avevo fatto apposta. Ieri sono stati qui da me due nostri amici. Abbiamo giocato con la pista e le macchinine. Tutti noi abbiamo nostalgia di te.

Un amico ha detto: – È una vera ingiustizia quando i genitori si trasferiscono anche se i bambini non sono d’accordo!

Sai, ieri ho incontrato tua nonna e mi ha comprato il gelato. Mi ha anche invitata ad andare a trovarla qualche volta. Ma che cosa ci faccio da tua nonna se tu non ci sei?

Oggi ho molti compiti di aritmetica, per colpa di Geri ed Elias che hanno chiacchierato per tutta la mattina. La maestra è andata su tutte le furie! Ti prego, scrivimi presto!

Sei sempre nel mio cuore.

La tua amica Susi

adattamento da C. Nóstlinger, Cara Susi, caro Paul, Piemme Junior

16 giugno 2010 at 16:00 - Comments

La stanza di Geppetto

La casa di Geppetto era una stanzina terrena, che pigliava luce da un sottoscala. La mobilia non poteva essere più semplice: una seggiola cattiva, un letto poco buono e un tavolino tutto rovinato. Nella parete di fondo si vedeva un caminetto col fuoco acceso; ma il fuoco era dipinto, e accanto al fuoco c’era dipinta una pentola che bolliva allegramente e mandava fuori una nuvola di fumo, che pareva fumo davvero.

C. Collodi, Le avventure di Pinocchio

16 giugno 2010 at 16:00 - Comments

La cicala e la formica

L’estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava.

Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo.

Si ricordò che la formica per tutta l’estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra.

Andò a bussare alla porta della formica.

La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.

- Cosa vuoi? – chiese con aria infastidita.

- Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala.

Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.

- Ma davvero? – brontolò la formica – lo ho lavorato tutta l’estate per accumulare il cibo per l’inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?-

- Io ho cantato!-

- Hai cantato? – Bene… adesso balla!-

La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna.

(La Fontaine)

16 giugno 2010 at 16:00 - Comments